La luce pensata per la residenza privata a Roma
Per questa residenza privata a Roma abbiamo immaginato una luce capace di esprimere i valori della casa in due direzioni, come presenza d’arredo (oggetti, dettagli, materia) e come colore, inteso non come effetto oltre che atmosfera e identità.
Luce come “rituale serale”: scene e accoglienza
La programmazione di scene luminose è stata il cuore del progetto, ci ha permesso di consegnare al cliente non un semplice impianto, ma una casa che cambia insieme ai suoi tempi. Ne nasce un’alcova serale che accoglie ogni rientro, e che costruisce, ambiente per ambiente, luoghi distinti per relax (luci morbide, livelli bassi, contrasti controllati), riposo (assenza di abbagliamento, continuità visiva, comfort), rappresentanza (accenti mirati, equilibrio scenico).
Ogni scena non “illumina” soltanto ordina lo spazio e ne guida l’uso, rendendo naturale passare dalla giornata alla sera.
Opere e interni: un racconto, non una somma di punti luce
Le numerose opere d’arte sono state trattate come elementi narrativi non isolate una per una, ma inserite in un racconto in cui sembrano dialogare tra loro. La luce diventa la regia di questo dialogo e mette in relazione opere e quinte architettoniche, alterna pieni e vuoti, pause e accenti, evita l’effetto “galleria” a favore di una presenza più intima e domestica.
Il risultato è una composizione scenica in cui le opere partecipano attivamente all’identità della casa non sono solo esposte, ma “vivono” lo spazio, lo completano, lo rendono riconoscibile.








