Palazzo della Prefettura

La luce pensata per il Palazzo della prefettura a Napoli




L’illuminazione del Palazzo della Prefettura in Piazza del Plebiscito è stata un’operazione chiave non solo per la valorizzazione architettonica dell’edificio, ma soprattutto per il suo ruolo urbano, una vera “quinta scenica” della piazza, cioè quel fondale che chiude e definisce lo spazio, dando alla Piazza una forma e una prospettiva riconoscibili anche di notte.

Una luce “filologica”: leggere l’architettura, non ridisegnarla

L’impostazione progettuale è stata quella di una lettura filologica dell’edificio, la luce non aggiunge un nuovo linguaggio, ma interpreta quello esistente, rispettando gerarchie, ritmi e proporzioni architettoniche.

Il risultato è una percezione notturna nitida e composta, dove emergono le scansioni della facciata e il ritmo delle aperture, le profondità (aggetti, cornici, rientranze), la solidità del volume, senza trasformare il palazzo in una “scenografia luminosa” artificiale.

Tecnologia invisibile: piccoli apparecchi, grande precisione

Per ottenere questo effetto senza “sporcare” la visione, sono stati scelti corpi illuminanti di piccole dimensioni, nascosti alla vista, così che l’occhio percepisca l’architettura e non la sorgente.

Lavorando con ottiche di precisione, la luce è direzionata con accuratezza sulle parti da valorizzare, controllata per evitare abbagliamento e dispersioni, dosata per mantenere una luminanza coerente con la piazza e con gli altri fronti.

Durata e sostenibilità: 100.000 ore, un salto di scala

Un elemento distintivo è la scelta di apparecchi con durata media di 100.000 ore (un valore quasi inedito) una scelta che porta due vantaggi concreti, minimizzazione della manutenzione su un edificio rappresentativo e delicato, continuità dell’immagine notturna, meno decadimento, meno interventi, meno disomogeneità nel tempo.

L’effetto urbano: la piazza “si chiude” e si compone

Quando il Palazzo della Prefettura torna a “risplendere” con una luce corretta e controllata, non è solo l’edificio a guadagnarci è l’intera Piazza del Plebiscito che ritrova una lettura scenica completa. La quinta si ricompone, lo spazio si definisce, e la notte restituisce alla città un’immagine coerente, solida, identitaria.