La luce pensata per Palazzo Reale, Napoli
Il Palazzo Reale di Napoli, affacciato su Piazza del Plebiscito e per secoli cuore del potere monarchico nel Regno delle Due Sicilie, è un fronte urbano lungo e rigoroso, fatto di pieni e vuoti, di archi e finestre che scandiscono la grande facciata verso la piazza.
La nuova illuminazione esterna si inserisce nel percorso di valorizzazione architettonica e impiantistica avviato sul complesso, restituendo al palazzo una presenza notturna riconoscibile, coordinata con il più ampio ridisegno luminoso di Piazza del Plebiscito.
L’obiettivo progettuale è stato quello di dare profondità
e respiro
a una facciata che, per dimensioni e regolarità, rischia di essere percepita come un semplice fondale bidimensionale.
Per questo la scelta più importante è stata illuminare i vuoti che vi sono tra un sovrano e l'altro: i campi murari sono trattati come superfici di luce morbida, mentre le bucature restano su un livello luminoso più contenuto. In questo modo il prospetto non è più “piatto”, ma si legge come una sequenza di piani arretrati e avanzati, in cui la luce disegna una sorta di bassorilievo continuo lungo tutto il fronte.
Al piano terra, le arcate e le nicchie con le statue dei sovrani sono sottolineate da accenti controllati che mettono in risalto i volumi scultorei senza abbagliare né invadere la piazza. La luce radente
sulle superfici in piperno e sugli intonaci valorizza le differenze materiche emerse con i restauri della facciata, accompagnando la percezione delle ombre naturali create dai marcapiani, dalle cornici e dai timpani delle finestre.
La temperatura di colore è calda, in continuità con il carattere storico del complesso e con l’immagine notturna degli altri edifici che definiscono Piazza del Plebiscito. Sulla facciata del palazzo si è evitato qualsiasi effetto scenografico invasivo: la luce si mantiene discreta, ma sufficiente a rendere leggibile l’ordine architettonico e a creare un dialogo equilibrato con il colonnato di San Francesco di Paola e con gli altri fronti istituzionali.
In sintesi, sul Palazzo Reale la luce non “riempie” la facciata, ma ne scolpisce i vuoti: lavorando tra una finestra e l’altra, tra una nicchia e l’altra, il progetto costruisce una nuova percezione di profondità e restituisce alla grande quinta urbana il suo ruolo di sfondo vivo, ma sempre rispettoso, della scena collettiva di Piazza del Plebiscito.



